Convivenza di fatto e Welfare aziendale

Convivenza di fatto e Welfare aziendale

Tempo di lettura: < 1 minuto

I conviventi di fatto non possono essere beneficiari del piano di Welfare aziendale.

Secondo la Legge Cirinnà (artt. 36 e 37), due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune non sono equiparati alle coppie unite in matrimonio.

Pertanto, nell’ambito della disciplina del reddito da lavoro dipendente il “convivente di fatto”, non rientrando nella nozione di familiare, non può fruire del regime di favore previsto dal citato articolo 51 del TUIR.

La questione era del tutto chiara fin dalla lettura della normativa e delle prime circolari dell’Agenzia delle Entrate, così come da sempre sostenuto dal Comitato Scientifico di Welfarebit; tuttavia non pochi lavoratori ed aziende insistevano circa l’ingiustizia di una simile disposizione, soprattutto in relazione alla normativa che regola le Unioni Civili fra persone dello stesso sesso: poiché le Unioni Civili sono equiparate al matrimonio, l’accesso al Welfare Aziendale è liberalizzato per queste situazioni.

Ora la risposta da interpello n. 212 del 27 Giugno 2019, utile anche per altre precisazioni, sgombra definitivamente il campo (anche se non era necessario) da qualsiasi dubbio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto